PREMIO MARCO BASTIANELLI 2025 ventunesima edizione

La premiazione e l’incontro con gli autori avrà luogo mercoledì 3 dicembre 2025 a Roma, presso la Sala Pose dell’ICCD, Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione in occasione di un triplice evento!

Ore 17:30 – Premiazione della ventunesima edizione del Premio Marco Bastianelli per il miglior libro fotografico pubblicato nel 2024.

Ore 19:30 Inaugurazione della mostra fotografica Piergiorgio Branzi. Verso Sud, a cura di Francesca Fabiani.

La serata sarà anche occasione per festeggiare il 50° anniversario dell’ICCD, istituito proprio il 3 dicembre 1975

ingresso libero

I risultati del lavoro della giuria:

PREMIO MARCO BASTIANELLI 2025

Claudio Majorana

MAL DE MER

Cesura Publish

PREMIO MARCO BASTIANELLI 2025 opera autoprodotta

Lavinia Parlamenti and Manfredi Pantanella

The Lines We Draw

GIURIA

Mariella Boccadoro, responsabile della libreria e biblioteca di Officine Fotografiche Roma
Paolo Cardinali, fotografo, editor di Fugazine
Giovanna D’Ascenzi, photo editor di Internazionale
Francesco Delrosso, graphic designer, docente ISIA Roma Design
Davide Di Gianni, esperto di stampa fotografica
Simona Marani, independent author / ghostwriter /editor & photo-editor
Michele Palazzi, fotografo, coordinatore accademico Rome University of Fine Arts
Francesca Pignataro, book/magazine designer e music selector
Fiorenza Pinna, curatrice indipendente e book-designer
Michele Smargiassi, giornalista e scrittore, scrive su la Repubblica
Alessia Tagliaventi, editor, curatrice e docente di storia della fotografia
Alessandro Truffa, fotografo e artista visivo, vincitore della ventesima edizione del Premio Marco Bastianelli per il miglior libro fotografico con “Boja Fauss” Corraini Edizioni.
Elisabetta Portoghese Bastianelli, presidente di giuria.

Claudio Majorana

MAL DE MER

Cesura Publish

Design: Hapto Studio

Copy editing: Matilde Manicardi

Curated by Alex Majoli and Gilles Peress

Il libro si sviluppa attraverso una sequenza di sguardi assorti, intensi e sospesi, ambientati tra campi estivi, foreste e periferie di Vilnius. Luoghi reali che si trasformano in spazi interiori, capaci  di riflettere emozioni e pensieri legati a un’età di passaggio, colta nel suo momento più incerto e rivelatore. Le fotografie in bianco e nero, di forte impatto emotivo, restituiscono con delicatezza una gamma di sensazioni profonde e condivisibili. Le immagini architettoniche, scandite da una ritmica precisa, arricchiscono il racconto visivo e ne rafforzano l’atmosfera. Ancora una volta Claudio Majorana volge il suo sguardo di fotografo e la sua curiosità intellettuale a quel mondo di frontiera rappresentato dai luoghi che fanno da sfondo ai pensieri nel periodo di transizione dalla fanciullezza all’età adulta, riuscendo ad entrare e ritrovarsi nel tempo e nello spazio doloroso, fugace e dilatato dell’essere adolescenti, in cui il cammino per diventare grandi incontra i sentieri dello stupore a volte amaro della scoperta e l’attraversamento di confini fisici e mentali. Il formato ampio, la copertina telata cartonata e l’approccio tipografico sobrio accompagnano e sostengono la narrazione, permettendo all’osservatore di immergersi pienamente nel flusso delle immagini. Con equilibrio e sensibilità, l’autore trasforma frammenti di quotidianità in una riflessione visiva più ampia, dando voce a una fase della vita spesso difficile da raccontare senza retorica. Particolarmente felice l’incontro di Claudio Majorana e delle sue ricerche sull’età adolescenziale con Cesura, storico e riconosciuto laboratorio di idee e sperimentazione, luogo d’incontro e confronto per i giovani fotografi.

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Lavinia Parlamenti and Manfredi Pantanella

The Lines We Draw

Book concept and design: Ania Nalecka-Milach / Tapir Book Design

Il libro The Lines We Draw indaga i fattori che oggi, in un’epoca di crescente fluidità sociale e   linguistica, continuano a determinare l’identità di un paese e del suo popolo. Attraverso un viaggio immaginario in territori reali, il progetto solleva interrogativi sul concetto di autodeterminazione e nazionalità, in un momento storico in cui ogni tipo di confine viene ridefinito e reso sempre più ibrido. La forma editoriale del volume rispecchia pienamente queste tematiche: un formato verticale,  morbido e flessibile, evoca visivamente l’idea di trasformazione e adattabilità. Nonostante l’uso di  fold-out  — che rendono la fruizione complessa e a tratti ostile — l’opera risulta coerente e ben strutturata. L’introduzione include contenuti cartografici e descrittivi, con il titolo presente nel frontespizio e successivamente ripreso in copertina, impaginato ortogonalmente rispetto alla direzione di lettura, rompendo la linearità del formato tradizionale. L’impaginazione adotta una logica quasi ipertestuale, evitando una netta separazione tra testo e immagine, favorendo così una lettura immersiva, stratificata e simbiotica. Una linea di navigazione guida il lettore attraverso le sezioni del libro, mantenendo costante l’orientamento all’interno della struttura. Il volume si apre e si chiude nello stesso modo: con due segnature testuali stampate su fondo lime che accolgono il corpo centrale dell’opera.
A completare l’oggetto-libro, una sopraccoperta a due colori con stampa a secco avvolge l’intero blocco, coprendo il dorso cucito e contribuendo a costruire un’identità visiva forte, in linea con il contenuto. 


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Benedetta Casagrande  

All Things Laid Dormant 

Design: Milo Montelli, Benedetta Casagrande

Editore: Skinnerboox 

Il libro All Things Laid Dormant affronta la relazione tra l’essere umano e il vivente non-umano in un’epoca segnata dalla drammatica perdita di biodiversità. In un costante dialogo tra binomi antitetici – vita/morte, presenza/assenza – il progetto esplora la possibilità di dar vita a nuove forme di parentela e intimità che oltrepassano i confini biologici comunemente intesi.
Il volume si presenta in formato 24 × 32 cm, con un rapporto 3:4, comunemente usato in fotografia. La confezione semplice nella manifattura con dorso scoperto a vista, permette un ingresso immediato e diretto nella narrazione visiva sin dalla prima di copertina.
I due quartini, posti rispettivamente all’inizio e alla fine del volume, contengono immagini a colori che si pongono in netta antitesi con la sequenza fotografica interna in bianco e nero. Le immagini sono impaginate con un margine teso ma ben bilanciato sui quattro lati, contribuendo a una narrazione lineare composta da una fotografia essenziale, ma con una forte carica di ricerca e coinvolgimento emotivo.
La sequenza è intervallata da immagini di formato ridotto, inserite con maggiore respiro sulla   pagina: elementi che fungono da centri narrativi e creano nuclei tematici coerenti con l’insieme del racconto visivo.
L’approccio tipografico, misurato e ben gestito, acquisisce particolare rilievo nel titolo, stampato a secco sulla copertina. 

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Veronica Barbato

Tua sorella

Editore: Artphilein Editions sa Lugano / 89Books Palermo, coproduzione

Design: Vittoria Fragapane, Veronica Barbato, Simone Pollastri, Peter Malmö

Supervisione editoriale: Giulia Brivio, Caterina De Pietri

Attraverso l’uso potente e poetico della fotografia e del collage, Veronica costruisce un omaggio commovente alla sorella Maria, scomparsa prematuramente a causa di una tossicodipendenza. Il volume le restituisce uno spazio, un’importanza, un palcoscenico visivo in cui possa continuare a esistere e a brillare. Il libro è un’esplosione di immagini, colori ed emozioni: un viaggio visivo denso, vibrante, a tratti onirico, che accompagna il lettore in un mondo tanto immaginario quanto profondamente reale.
La forza del progetto risiede anche nella varietà dei contenuti visivi: pezzi diari segreti, fotografie d’archivio dal gusto pop, dettagli stampati con retinature tipografiche… tutti elementi che si intrecciano in una narrazione corale, immersiva e profondamente iconica. Il colore diventa qui simbolo di vita e rinascita, trasformando il dolore in celebrazione.               Nonostante le dimensioni contenute del volume, la sequenza narrativa è sorprendentemente    densa e sapientemente costruita. “Tua sorella” è, in ultima analisi, un gesto di redenzione       personale e sociale: una nuova vita donata, attraverso l’arte, a chi non c’è più.
Il volume si presenta con un formato intimo e morbido. L’uso di immagini full bleed rende la    narrazione immersiva e dona una cadenza ritmica all’intero impianto visivo. Alcune pagine in verde fluo ospitano testi brevi, composti con un carattere monospaziato che richiama l’estetica di una macchina da scrivere. La sovraccoperta in PVC trasparente diventa un palcoscenico semantico: unisce l’immagine di un occhio, la silhouette di una figura femminile dai tratti cancellati, e un apparato testuale e gestuale che, in giallo, definisce il titolo dell’opera. 

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Benedetta Ristori

You don’t need soil to grow    

Editore: The Eriskay Connection   Design: Carel Fransen         

Attraverso l’uso potente e poetico della fotografia e del collage, Veronica costruisce un omaggio commovente alla sorella Maria, scomparsa prematuramente a causa di una tossicodipendenza. Il volume le restituisce uno spazio, un’importanza, un palcoscenico visivo in cui possa continuare a esistere e a brillare. Il libro è un’esplosione di immagini, colori ed emozioni: un viaggio visivo denso, vibrante, a tratti onirico, che accompagna il lettore in un mondo tanto immaginario quanto profondamente reale.
La forza del progetto risiede anche nella varietà dei contenuti visivi: pezzi diari segreti, fotografie d’archivio dal gusto pop, dettagli stampati con retinature tipografiche… tutti elementi che si intrecciano in una narrazione corale, immersiva e profondamente iconica. Il colore diventa qui simbolo di vita e rinascita, trasformando il dolore in celebrazione.               Nonostante le dimensioni contenute del volume, la sequenza narrativa è sorprendentemente    densa e sapientemente costruita. “Tua sorella” è, in ultima analisi, un gesto di redenzione       personale e sociale: una nuova vita donata, attraverso l’arte, a chi non c’è più.
Il volume si presenta con un formato intimo e morbido. L’uso di immagini full bleed rende la    narrazione immersiva e dona una cadenza ritmica all’intero impianto visivo. Alcune pagine in verde fluo ospitano testi brevi, composti con un carattere monospaziato che richiama l’estetica di una macchina da scrivere. La sovraccoperta in PVC trasparente diventa un palcoscenico semantico: unisce l’immagine di un occhio, la silhouette di una figura femminile dai tratti cancellati, e un apparato testuale e gestuale che, in giallo, definisce il titolo dell’opera. 

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Serena Radicioli

Non sei più tornato  

Editing e Design: Serena Radicioli

Rilegatura: Artigiana Legatoria Romana

Il lavoro di Serena Radicioli affronta, con grande coraggio e profondità personale una narrazione intima che intreccia ricordi e avvenimenti attraverso lo sguardo di una figlia che cerca di comprendere la figura e l’assenza del padre, ucciso. Un progetto che parla della fine di un’attesa, di una speranza spezzata e di un vuoto che resta aperto. Muovendosi sulle tracce di un regolamento di conti finito tragicamente, l’autrice intraprende un’indagine visiva e narrativa volta a far emergere i fatti legati alla notte dell’omicidio, cercando di ricomporre, a ritroso, l’identità di un familiare stretto. Il progetto prende forma attraverso una serie di domande che Serena rivolge a se stessa e alla figura paterna, a cui risponde mediante una selezione di materiali visivi: documenti, fascicoli, fotografie, lettere dal carcere. La narrazione si sviluppa in modo non lineare, costruendo un calembour visivo che mescola archivi pubblici e familiari, immagini in bianco e nero e a colori, in un continuo scambio tra realtà e memoria, tra ricerca personale e documento. Le differenze tra le varie tipologie di materiali si mantengono sottili ma percepibili, generando un ritmo visivo che contribuisce a rafforzare l’ambiguità e la stratificazione del racconto Una ricerca visiva e narrativa contemporanea, stratificata e personale, che rielabora in modo originale i codici della fotografia documentaria. Il volume si presenta come un unico fascicolo, non rifilato, rilegato con una sola segnatura e caratterizzato da un’unghiatura che richiama l’impaginato di un tabloid giornalistico. La cura progettuale si riflette anche nella selezione dei materiali: la carta, scelta con attenzione, accompagna il tono del racconto, mentre la copertina, stampata in nero su carta kraft, rafforza l’estetica documentaria e materica dell’intero lavoro.
Nel complesso, Serena Radicioli firma un’opera potente, capace di intrecciare biografia, archivio e linguaggio visivo in una narrazione frammentata ma fortemente coesa, che mette in discussione la possibilità stessa di conoscere davvero chi ci è più vicino. 

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Fausto Giaccone 

PORTUGAL 1975

Testi di Fausto Giaccone, Paula Godinho, Santiago Macias, Stefano Scaramuzzino, Pedro Sobrado

Progetto grafico:Claudio Corrivetti POSTCART edizioni

La giuria del Premio è lieta di assegnare la Menzione d’onore a Fausto Giaccone, tra i più importanti maestri della fotografia italiana. Testimone degli avvenimenti della seconda metà del novecento, inizia a fotografare nel 1968 dove, giovane studente di architettura, documenta la storica battaglia di Valle Giulia; Si devono a lui, sempre nel ’68, le prime immagini dei feddayn palestinesi. Dalla Rivoluzione dei Garofani e le occupazioni contadine dei latifondi del Ribatejo (raccontate qui nel volume PORTUGAL 1975), passando per la Bolivia di García Márquez, Portella della Ginestra, le battaglie di Montalto di Castro e le lotte operaie in Sardegna, Fausto Giaccone con i suoi reportage sociali e culturali non ha mai smesso di raccontare la storia con sguardo intelligente e partecipe, permeato di stile, impegno e curiosità intellettuale, ponendo sempre al centro le persone e le loro battaglie per la libertà e l’emancipazione. 



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